Futures Design Thinking e people-driven innovation: progettare il cambiamento in un mondo non lineare
Orbyta Tech è intervenuta come speaker alla XII edizione di Humanifesto – Le innovazioni necessarie, portando la propria esperienza di adozione del Futures Thinking.
Questo articolo sviluppa i principali temi affrontati: perché in un’era di cambiamento accelerato e non lineare la perfezione tecnologica da sola non basta più, come un approccio people-driven possa fare la differenza e in che modo strumenti come il Future Design Thinking permettano di esplorare attivamente il futuro anziché subirlo.
Vivere un cambiamento accelerato e non lineare
Negli ultimi anni, il mondo del lavoro sta attraversando una trasformazione importante e alla base vi è un fenomeno sottile che emerge: le persone manifestano crescente difficoltà nel sentirsi preparate e orientate di fronte a un contesto che cambia con velocità e imprevedibilità.
La volatilità dei mercati, l’incertezza geopolitica, la complessità delle interconnessioni globali e l’accelerazione tecnologica senza precedenti hanno creato un contesto in cui sempre di più le vecchie certezze vacillano. La pandemia ci ha proiettati in scenari distopici da un giorno all’altro, l’intelligenza artificiale generativa ha mostrato di poter affrontare attività creative, linguistiche e di ragionamento che consideravamo dominio esclusivo delle persone, e ogni volta che oggi pensiamo di aver intuito la direzione del cambiamento, nuove dinamiche intervengono per ridefinire completamente lo scenario.
Non stiamo parlando del cambiamento normale, quello lineare e progressivo a cui ci eravamo abituati, ma di un cambiamento caratterizzato da accelerazione esponenziale e non linearità: due forze che insieme generano un livello di incertezza mai sperimentato prima dalle organizzazioni e dai professionisti.
Quando la tecnologia perfetta non basta
Le aziende investono risorse significative nello sviluppo di soluzioni sempre più efficienti: software per la gestione dei processi, piattaforme custom, sistemi di automazione basati su AI. Negli ultimi anni, la richiesta di soluzioni per automatizzare ed efficientare i processi produttivi e di lavoro è infatti cresciuta e il mercato ha risposto con prodotti tecnologicamente impeccabili. Ma i tassi di adozione non sempre rispecchiano la qualità tecnica di queste soluzioni. Il motivo di questa resistenza non è tecnico ma profondamente umano ed emotivo: le persone manifestano difficoltà non verso la tecnologia in sé, ma verso il futuro che quella tecnologia rappresenta. L’automazione porta con sé domande sull’evoluzione del proprio ruolo, sulla rilevanza delle competenze acquisite, sulla trasformazione radicale delle modalità di lavoro consolidate. Quando si parla di avatar o digital human che affiancheranno i colleghi, di intelligenza artificiale che prenderà decisioni, di processi completamente riprogettati, emerge un disagio che nessuna demo funzionale può risolvere.
Questo aspetto solleva una questione fondamentale per l’industria tecnologica: se le soluzioni che costruiamo generano paura o resistenza anziché engagement, la perfezione tecnica non basta più. Il problema non si risolve con più funzionalità, migliore UX o training più approfonditi, ma ripensando l’approccio al cambiamento stesso e al modo in cui le persone vengono accompagnate attraverso di esso.
Futures Thinking: non subire ma essere parte attiva del cambiamento
Pensare il futuro è probabilmente la cosa più difficile che possiamo fare, ma è anche, in un’era di innovazione tecnologica accelerata, un esercizio necessario perché significa iniziare a ragionare su quale sia la specificità e il vantaggio competitivo dell’essere umano in un contesto in cui molte attività possono essere delegate alle macchine.
Per affrontare questa sfida in Orbyta abbiamo adottato il Futures Thinking, un metodo strutturato che crediamo sia uno strumento efficace per supportare le organizzazioni in questo processo.
Si basa su tre pilastri fondamentali:
1. Pluralità dei futuri: non esiste un unico futuro predeterminato in cui assumere una posizione passiva, ma molteplici futuri possibili in cui l’individuo può essere un attore attivo. Si rafforza quella che viene definita “agency”, la capacità di azione e la convinzione che le proprie scelte possano generare un impatto concreto.
2. Metodo scientifico basato sulle neuroscienze: l’approccio si fonda su studi neuroscientifici che riconoscono il ruolo fondamentale delle emozioni e del sistema cognitivo nei rapporti relazionali e lavorativi.
3. Allenamento sistematico delle soft skill: il Futures Thinking sviluppa competenze come l’agilità mentale, il pensiero critico, la creatività e l’empatia attraverso esercizi e pratiche strutturate.
L'esperimento degli Ohglasses e un nuovo tipo di formazione con Anthropos
Per applicare concretamente questi principi, Orbyta Tech ha condotto un workshop interno con il team HR con l’obiettivo di esplorare come innovare la formazione aziendale utilizzando le metodologie del Futures Thinking. Proprio da qui è nato il concept degli Ohglasses, ovvero smart glasses che integrano intelligenza artificiale, ma con una differenza fondamentale rispetto agli strumenti AI tradizionali: invece di fornire risposte, questo sistema fa domande, pone quesiti che stimolano il pensiero critico, che mettono alla prova l’utente attraverso il dialogo, che trasformano la formazione da processo di trasmissione verticale a esperienza dialogica e partecipativa.
Gli Ohglasses sono un artefatto, ovvero uno strumento di speculative design con una finalità esplorativa o dimostrativa, che nasce quindi per stimolare riflessione, sperimentazione o dibattito, consentendo alle persone di fare esperienza concreta di un mondo in cui questo tipo di prodotto potrebbe essere possibile e portandole a domandarsi: “È il mondo che vogliamo? Come possiamo realizzarlo con la tecnologia di oggi?”
L’esercizio degli Ohglasses ha fatto emergere con chiarezza quale fosse per noi la formazione ideale. Partendo infatti da questa visione, abbiamo iniziato uno scouting di piattaforme che adottassero un approccio nuovo scoprendo Anthropos, una soluzione che risponde concretamente a queste esigenze. Attraverso agenti vocali basati su intelligenza artificiale, Anthropos consente infatti alle persone di simulare situazioni reali in modo esperienziale, non utilizzando metodi didattici tradizionali, ma mettendo alla prova, ponendo domande e permettendo di interagire con avatar che simulano conversazioni come con persone reali.
L'innovazione people-driven: tecnologia al servizio dell'umano
La conclusione a cui siamo arrivati attraverso questo percorso è che l’innovazione necessaria oggi è spesso fatta di soluzioni apparentemente semplici, che però richiedono un cambio radicale di prospettiva. Soluzioni che partono dalla capacità di immaginare futuri alternativi e di uscire dagli schemi consolidati.
Oggi la tecnologia permette di fare praticamente qualsiasi cosa. Gli strumenti ci sono, le piattaforme esistono, i modelli di AI sono sempre più potenti. La vera sfida non è più tecnologica ma profondamente umana: rispondere ai bisogni reali delle persone, costruire soluzioni che le persone vogliano effettivamente adottare, creare contesti in cui la tecnologia amplifichi le capacità umane invece di sostituirle.
Questo richiede quella che definiamo people-centric innovation: un approccio all’innovazione che parte dalle persone, dai loro bisogni emotivi oltre che funzionali, dalle loro paure e aspirazioni, dal modo in cui danno senso al cambiamento.
Ed è qui che entra in gioco la Futures Literacy, ovvero la capacità di immaginare scenari alternativi, di non subire passivamente il cambiamento ma di partecipare attivamente alla sua costruzione, sviluppando le competenze per navigare l’incertezza con consapevolezza e agency e trasformando il futuro da minaccia a opportunità di progettazione collettiva.
Condividi tramite