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Depaving nelle città italiane: una strategia contro le isole di calore

Il depaving e la deimpermeabilizzazione del suolo stanno entrando nelle strategie con cui le città italiane affrontano gli effetti del cambiamento climatico. Rimuovere asfalto e superfici impermeabili permette infatti di restituire permeabilità al terreno e di modificare il comportamento termico e idrico dello spazio urbano.

Per le Pubbliche Amministrazioni, il depaving rappresenta una concreta possibilità di intervento per migliorare la vivibilità degli spazi urbani e contribuire alla risposta locale a un fenomeno di portata globale.

Perché le superfici impermeabili aumentano il calore urbano

Asfalto e cemento assorbono energia durante il giorno e contribuiscono al riscaldamento delle superfici urbane. Una ricerca pubblicata nel 2026 su Sustainable Cities and Society individua le superfici impermeabili come uno dei principali fattori associati all’aumento della temperatura superficiale, mentre vegetazione e presenza d’acqua possono contribuire alla mitigazione del fenomeno migliorando il microclima locale.

Il ruolo del suolo permeabile nella gestione delle acque meteoriche

La deimpermeabilizzazione delle superfici non solo incide sul fattore del surriscaldamento urbano, ma anche sulla gestione delle precipitazioni. Un terreno permeabile favorisce l’infiltrazione dell’acqua e riduce la quantità che raggiunge immediatamente la rete di drenaggio, limitando così il rischio di allagamenti urbani. Questo principio è alla base del modello della città spugna, nel quale suolo e infrastrutture verdi contribuiscono alla gestione delle acque meteoriche.

I casi di Milano, Parma e Genova

Milano rappresenta uno dei casi italiani più strutturati. Nel giugno 2026 l’amministrazione comunale ha individuato 27 nuove aree destinate a futuri interventi di depavimentazione, proseguendo un percorso già avviato negli anni precedenti. Tra gli interventi realizzati figura anche il Parco Andrea Campagna, dove sono stati rimossi circa 5.000 m² di superficie asfaltata.

A Parma, la riqualificazione di Piazzale Borri prevede nuove superfici permeabili e zone ombreggiate, con l’obiettivo di favorire il drenaggio delle acque piovane e contrastare l’effetto dell’isola di calore urbana.

Nel 2026 il Comune di Genova ha introdotto nel PUC (Piano Urbanistico Comunale) il riconoscimento del suolo e del verde come infrastrutture ecosistemiche, prevedendo azioni di depavimentazione e sostituzione con aree permeabili o vegetate.

La città di Torino ha predisposto la rimozione dell’asfalto e l’integrazione di un’area verde in un tratto di via Lombroso all’interno del quartiere San Salvario entro la fine di agosto 2026. Il nuovo spazio green è pensato per essere funzionale ed educativo, ospitando iniziative rivolte a scuole, famiglie, associazioni e residenti.

Dalla rimozione dell’asfalto alla rigenerazione urbana

Rimuovere una pavimentazione costituisce soltanto una fase dell’intervento. La qualità del risultato, infatti, è determinata dall’adeguata pianificazione dell’intervento e dall’integrazione della gestione delle acque meteoriche. Le aree destinate alla rigenerazione devono essere individuate in maniera strategica e contestualmente allo spazio urbano, evitando di considerare ogni superficie depavimentata come automaticamente rinaturalizzata.

Monitorare gli interventi con tecnologie Smart Road

Alla trasformazione fisica dello spazio può affiancarsi il monitoraggio digitale. Le soluzioni Orbyta per Smart Road e Intelligent Transport System integrano monitoraggio ambientale tramite sensori IoT, analisi dei dati spaziali e gestione delle infrastrutture. Questi strumenti supportano le Pubbliche Amministrazioni nella lettura del territorio e nella valutazione degli interventi, rendendo la gestione del territorio ampia e data-driven.